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SETTORE CALZATURE: BENE IL 2011, MA LA SFIDA È APRIRE UN NUOVO CICLO DI SVILUPPO
CLETO SAGRIPANTI COMMENTA I RISULTATI DI SHOE REPORT 2012

“Occorre sfruttare l’opportunità del cambiamento per avviare un nuovo ciclo di sviluppo”. È quanto sottolinea Cleto Sagripanti, presidente di ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani rispetto a quanto emerge dallo Shoe Report 2012, il Rapporto Annuale sul settore calzaturiero. “Occorre fare leva – spiega ancora Sagripanti – sulle aziende che hanno avviato una profonda trasformazione della loro struttura aziendale e del loro modello di business sia produttivo sia commerciale, aziende che si stanno trasformando e che stanno trasformando il settore. Ma manca ancora un volano sistemico di crescita, un’alleanza aziende/istituzioni/sistema finanziario che apra una nuovo ciclo di sviluppo”.

Sono questi dunque alcuni degli spunti di riflessione che emergono dall’analisi dello stato del sistema calzaturiero italiano approfondito nello Shoe Report 2012, presentato da ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, il 21 febbraio a Roma presso Montecitorio - Sala del Mappamondo. Giunto alla sua quarta edizione, il Rapporto rappresenta una finestra di riflessione sull’andamento annuale del settore nel corso dell’attuale crisi economica. Come sempre il Rapporto ha come obiettivo quello di far meglio comprendere l’andamento del settore calzaturiero, che risulta impegnato nell’attraversamento della crisi in corso, mettendo a disposizione del Paese tale sforzo interpretativo e promuovendo ambiti di lavoro comune attraverso opportune alleanze pubbliche e private, allo scopo di sostenere il quotidiano impegno del settore. Più che una lista di richieste, si tratta quindi di un modo per far comprendere quale sia e quale potrà essere il contributo del settore calzaturiero alla crescita economica e sociale del nostro Paese.

 “Ciò che appare evidente è il fatto che nel settore calzaturiero si sta ormai consolidando un cambiamento di tipo strutturale – precisa il presidente di ANCI Cleto Sagripanti. Ciò significa che la crisi, lungi dall’essere un mero fatto congiunturale, sta attualmente modificando l’intera struttura del sistema calzaturiero. Le aziende cominciano a reagire e porre in essere trasformazioni al proprio interno che trasformano conseguentemente l’intero settore ed è proprio la consapevolezza di questo fenomeno, in costante crescita tra le imprese, uno dei dati più significativi emersi dal Rapporto”.

Secondo quanto emerge dall’analisi, la metabolizzazione della crisi da parte delle aziende è sempre maggiore. Ben l’86,3% degli imprenditori è consapevole che la crisi sia un processo i cui effetti tendono a riverberarsi anche sul futuro, con un 40% che ritiene questo processo comporti necessariamente l’attuazione di strategie di riposizionamento sul mercato, ristrutturazione e riorganizzazione aziendale interna. Si tratta di una percentuale che raddoppia il 23,4% registrato lo scorso anno. In questa stessa ottica di cambiamento si inseriscono tutte quelle azioni strategiche innovative, come ad esempio l’adozione dell’e-commerce, utilizzato dal 21,1% degli imprenditori intervistati. Tali processi di reazione alla crisi mettono in luce, di conseguenza, le differenti capacità di ciascuna azienda di far fronte alla crisi: il 33,1% degli imprenditori ritiene di trovarsi sostanzialmente fuori dalla crisi, il 35,7% avverte segnali di ripresa e il 32,2%, invece, si trova ancora pienamente dentro alla crisi. Il processo di selezione delle imprese quindi è in pieno svolgimento ed è l’esito della verifica di quanto l’azienda è capace di rispondere con nuovi modelli di comportamento ai nuovi mercati e ai nuovi consumatori.

Il contesto appena descritto di “lento attraversamento del deserto” è in realtà contrapposto ad una situazione di breve periodo particolarmente favorevole, nella quale quasi tutti gli indicatori hanno fatto segnare recuperi positivi e significativi. Così i dati relativi alla congiuntura 2011 confermano l’andamento positivo del settore, supportato sostanzialmente dall’export: nei primi nove mesi dell’anno, infatti, si è registrato un aumento delle esportazioni pari al 6,2% in volume e del 14% in valore e un conseguente incremento positivo del saldo commerciale netto pari a 18,1%. A differenza di anni precedenti questo nuovo impulso di crescita si è trasformato in un rafforzamento delle tendenze positive dell’occupazione, che registra nel 2011 un incremento medio dell’1%, confermato dal 20,1% degli imprenditori intervistati; una tendenza che dovrebbe rafforzarsi con una previsione ottimistica per il 2012 che riguarda un ulteriore 8,1% del campione. Si tratta peraltro di una situazione positiva che è stata registrata anche dalla diminuzione del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni nel 2011 (-35,1%), che ha interrotto la crescita degli ultimi 3 anni.
A fianco di questi dati positivi, occorre però rilevare evidenti tensioni sul fronte del mercato interno, visto che i consumi delle famiglie diminuiscono nei primi 9 mesi del 2011 del 2% in quantità e crescono appena dello 0,5% in valore, continuando quell’andamento asfittico che perdura da diverse stagioni. Le aziende e il settore crescono, ma solo a patto di cercare nuovi mercati, nuovi consumatori, proiettandosi verso i mercati esteri.

“Non è solo il dato dei consumi interni a preoccuparci in una complessiva congiuntura positiva per il 2011 - continua Cleto Sagripanti, presidente ANCI. Siamo preoccupati perché questa crisi sta segnando le aspettative e i comportamenti dei consumatori e abbiamo imparato che ogni crisi si lascia alle spalle alcuni mutamenti che non sono reversibili. Per questo le aziende anche nel Rapporto esprimono preoccupazione e fanno emergere una sostanziale frattura tra ciò che è oggi la realtà tutto sommato positiva del settore e la percezione di un mercato molto timoroso, in forte attesa e in un contesto che è certamente di grande tumulto”.

Ad alimentare tali preoccupazioni, vi sono innanzitutto i problemi di liquidità delle aziende, derivanti sia dai ritardi o mancati pagamenti dei clienti, sia dalla stretta del credito proveniente dalle banche, che porta l’84,7% delle aziende a considerarsi “banche improprie”, creditrici dei propri clienti morosi. Da un lato le aziende non ottengono crediti dalle banche e dall’altro sono esse stesse costrette a prestare liquidità al sistema perché la macchina del mercato continui a funzionare. A questo si aggiungono le considerazioni legate alla selettività della crisi, che secondo l’87,1% degli imprenditori contribuisce a selezionare le aziende più dinamiche ed efficienti. La preoccupazione è peraltro misurata dalla tendenziale riduzione del sentimento positivo di fiducia, che dal 43,4% del 2011 si stima possa scendere fino al 30,6% nel 2012.

“Siamo quindi di fronte ad una sfida che è una grande opportunità: la risposta alla crisi di alcune aziende, i risultati positivi ottenuti sui mercati esteri devono attivare un circolo virtuoso che oggi stenta a decollare - prosegue Sagripanti. Occorre invece attivare una vera e propria “alleanza per la crescita” basata sulla sinergia di più attori (pubblici, privati, associazioni e banche). Non si tratta solo di supportare il processo di internazionalizzazione che oggi sta premiando alcune imprese, ma di riqualificare (e non solo ricostituire) l’ICE per una politica di promozione efficace; non si tratta solo di promuovere in modo generico l’innovazione, ma anche di sostenere in modo concreto la defiscalizzazione per la ricerca stilistica e per la predisposizione del campionario; non si tratta solo di chiedere alle imprese di rafforzarsi, ma anche di defiscalizzare gli apporti di capitali dell’imprenditore nell’impresa.”

“Uscire in avanti” rispetto alla crisi è lo slogan che emerge in modo chiaro dal Rapporto perché non si deve solo rispondere all’emergenza, bensì lavorare per un nuovo ciclo di sviluppo che deve guardare al medio periodo, con tutte le azioni di accompagnamento e le progettualità sperimentali che si intendono promuovere.
“Il calzaturiero è indubbiamente un settore-bandiera del made-in-Italy, che mostra una sua specifica distintività e forza e che sa metabolizzare in maniera fortemente reattiva la crisi - conclude il presidente di ANCI Sagripanti. Dunque è opportuno che tutti i soggetti possano e debbano dare il loro contributo per far sentire che “tutti sono in gioco” e che la crisi può essere superata al meglio e non solo subita, a patto che si apra un nuovo ciclo di sviluppo in modo da affrontare la crisi senza subirne i contraccolpi.”

 



Pubblicato il 02/22/2012



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