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SETTORE CALZATURE E FINANZA: ALLEANZA PER LA CRESCITA
CLETO SAGRIPANTI: “SERVONO INIZIATIVE DI RECIPROCA COMPRENSIONE PER POTER RIAVVIARE UN CIRCOLO VIRTUOSO TRA FINANZA ED ECONOMIA REALE”

Costituire un ponte di collegamento concreto tra due settori: finanza e piccole e medie imprese calzaturiere. È questo in sintesi l’obbiettivo dello Shoe Report 2012 dedicato al mondo della finanza, analisi di ricerca promossa da ANCI, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, che viene presentato a Milano, nel luogo simbolico della finanza italiana, Palazzo Mezzanotte, il 21 maggio 2012.

“In questo momento - spiega Cleto Sagripanti, presidente di ANCI – l’Associazione ha voluto costruire uno strumento di dialogo tra industria e mondo della finanza. Gli imprenditori oggi hanno bisogno di capire gli strumenti finanziari a loro disposizione perché tali strumenti sono sempre più essenziali nella vita dell’impresa. D’altro canto il mondo della finanza deve avvicinarsi sempre di più al mondo delle imprese calzaturiere e al nostro settore che ha peculiarità specifiche, produce prodotti ma vende oggetti del desiderio e, pur in un momento di grande crisi internazionale, mantiene una struttura profondamente sana. A settembre partirà inoltre il Fondo Italiano di Investimento per le PMI, che punta su aziende con ricavi tra 10 e 100 milioni di euro: si tratta di un ulteriore segnale per il mondo della finanza della solidità del settore produttivo calzaturiero, spesso lasciato fuori da dinamiche finanziarie senza una vera conoscenza dei pregi del capitale di rischio”.

Proprio da questo punto parte l’analisi del rapporto che mostra, utilizzando diversi indicatori, una solidità di fondo del settore, malgrado le scosse subite nel tempo. Se da un lato diminuiscono imprese e addetti nel medio-lungo periodo - che oggi si attestano rispettivamente a 5.600 aziende e 81.000 addetti - e diminuisce anche il numero di paia prodotte - salvo risalire nel 2011 sino a 207,4 milioni - si hanno chiari segnali di una salute di fondo del settore. Tiene ad esempio, malgrado la crisi, l’export, che negli ultimi due anni risale con un incremento a due cifre (+13,7% nel 2010 e +12,7% nel 2011), recuperando il -15,9% del 2009, ma soprattutto si rafforza il saldo commerciale positivo netto (+10,5% nel 2010 e +16,4% nel 2011, contro il -26,2% nel 2009), facendo sì che il settore calzaturiero contribuisca in media più del tessile-abbigliamento o della meccanica qualora si consideri il saldo commerciale per addetto. A tutto ciò si aggiunge la continuità dell’insediamento distrettuale delle imprese che, al di là dei fenomeni di delocalizzazione pur presenti, garantisce l’86,5% della produzione in cinque Regioni (Veneto, Toscana, Marche, Lombardia, Emilia Romagna), collocando l’Italia al primo posto nella UE 27 come leader con il 33,1% del totale paia prodotte annualmente.

“I periodi di bassa congiuntura e di ristrutturazione periodica - precisa il presidente Sagripanti - si sono susseguiti più volte nel medio-lungo periodo, ma la capacità delle imprese di reagire, adattandosi e cambiando continuamente, finisce col restituire un profilo settoriale che esprime una sostanziale tenuta di fondo: il che rende l’ambito calzaturiero più forte di come appare. In questo senso far conoscere questa realtà al mondo della finanza non può che far crescere la reciproca comprensione e le opportunità, da un lato di sostenere aziende che puntano a business solidi e dall’altro aprire opportunità commerciali nuove alle imprese che senza un supporto finanziario non potrebbero essere colte”.

Nel rapporto si sottolinea come vi sia in atto una metabolizzazione “attiva” della crisi che ha dato sinora buoni risultati medi: le imprese che non subiscono passivamente la crisi sono state capaci di uscirne, guardando a nuove strategie produttive, commerciali e organizzative. Questo processo di “mutazione” in corso delle aziende libera nuove energie, ma non può evitare di differenziare le aziende più reattive rispetto a quelle meno reattive, secondo una logica di polarizzazione. Si possono così identificare tre tipologie di imprese nel panel analizzato dall’indagine effettuata.

Una prima tipologia, pari al 31,5% del panel, rappresenta le imprese che tendenzialmente sono fuori dalla crisi e hanno adottato coerenti strategie dinamiche di trasformazione e di posizionamento; una seconda tipologia, pari al 16,9%, rappresenta invece le imprese che si trovano sostanzialmente fuori dalla crisi ma che non hanno ancora adottato strategie particolarmente dinamiche di trasformazione e di riposizionamento; una terza tipologia, pari al 51,6% del panel analizzato, rappresenta infine le imprese che si trovano ancora in qualche modo dentro la crisi (anche se con intensità diversa) e che non hanno adottato strategie e atteggiamenti particolarmente dinamici e di movimento.

Sulla base di questa analisi si può immaginare che secondo i parametri di dimensione del fatturato e di propensione alle esportazioni è possibile che fin da subito esistano tra le 25 e le 80 imprese (a seconda delle diverse proiezioni) che potrebbero approfittare di strumenti finanziari per la crescita e dall’altro che potrebbero rappresentare investimenti interessanti per il sistema finanziario.

“Il nostro studio mette in evidenza che esistono opportunità finanziarie che darebbero una nuova spinta vitale al settore – continua il presidente di ANCI Cleto Sagripanti. Ma non possiamo dimenticare che oggi vi sono innanzitutto problemi di liquidità delle aziende, derivanti sia dai ritardi o mancati pagamenti dei clienti sia dalla stretta del credito proveniente dalle banche, che porta l’84,7% delle aziende a considerarsi “banche improprie”, creditrici dei propri clienti morosi. Da un lato le aziende non ottengono crediti dalle banche e dall’altro sono esse stesse costrette a prestare liquidità al sistema perché la macchina del mercato continui a funzionare”.

Nel rapporto inoltre si sottolinea come un’analisi approfondita ad hoc dei fabbisogni finanziari dell’insieme delle imprese calzaturiere, classificabili nelle tre tipologie individuate, potrebbe “stanare” potenzialità di crescita nascoste lungo tutta la filiera e non soltanto tra la prima tipologia, quella delle imprese più preparate. Ma ciò richiede un quadro di offerta di servizi che sappia battere la strada virtuosa dell’integrazione con un tessuto imprenditoriale che ha bisogno di trovare risposte maggiormente su misura secondo una logica da vera e propria finanza “reale”.

“Sappiamo quanto conti, oggi, la finanza nelle nostre imprese - conclude il presidente Sagripanti - ma sappiamo anche che una finanza senza impresa finisce per creare solo meccanismi speculativi che nel lungo periodo non creano ma distruggono ricchezza. Con questa iniziativa ANCI ha voluto creare un’occasione di dialogo e integrazione che oggi il contesto di mercato e la realtà specifica del nostro paese ci impone”.



Pubblicato il 05/22/2012



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