Il settore calzaturiero italiano

Nonostante le pesanti conseguenze indotte dalla pandemia, l’Italia si è confermata nel 2020 di gran lunga il primo produttore di calzature dell’Unione Europea (con 130,7 milioni di paia prodotte); è il tredicesimo per numero di paia nel mondo.
E’ l’ottavo Paese esportatore a livello mondiale in volume, ma il terzo in termini di valore.
[dati 2020, WorldFootwearYearbook, edizione 2021].

E’ da sempre leader indiscusso tra i produttori di calzature di fascia alta e lusso, ad elevato contenuto moda.

Il settore calzaturiero italiano è uno dei pilastri del Sistema Moda.
Conta circa 4.100 aziende e 72.000 addetti (dati 2020), un saldo commerciale da sempre attivo e un fatturato annuo complessivo che nel 2019, pre-Covid, si aggirava attorno ai 14,3 miliardi di euro. Il settore rappresenta una realtà di estrema rilevanza quali-quantitativa nell’economia italiana.

Il successo del comparto é collegato alla vivace iniziativa imprenditoriale ed alla tipica struttura del settore, che si pone in un contesto di "filiera" costituito da un sistema di sub-fornitura materie prime, concerie, componenti, accessori, produttori di macchine, modellisti e stilisti.

Ne deriva una concentrazione territoriale di aziende in aree organizzate in distretti, situati prevalentemente in 7 Regioni: Marche, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia, Puglia ed Emilia Romagna, interessando ben 23 province.

La primaria posizione nei mercati internazionali dell’industria calzaturiera italiana é dovuta ad una forte capacità competitiva, basata sulle superiori caratteristiche qualitative del prodotto, sulla rilevante capacità innovativa nei procedimenti di fabbricazione tradizionali e capacità di lavorazione degli operai calzaturieri, supportate da scuole di formazione esistenti sul territorio, tecnologicamente e stilisticamente all’avanguardia.

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